Il CIG, Codice Identificativo di Gara, è il codice alfanumerico di dieci caratteri che consente di identificare una procedura o un lotto di un contratto pubblico e di collegare gli adempimenti relativi alla tracciabilità, alla pubblicità e al monitoraggio del suo ciclo di vita. Dal 1° gennaio 2024 il CIG non si acquisisce più ordinariamente attraverso il vecchio flusso SIMOG: la stazione appaltante opera tramite una piattaforma di approvvigionamento digitale certificata, interoperabile con la Piattaforma dei Contratti Pubblici di ANAC. In alcuni casi espressamente indicati da ANAC è disponibile anche l’interfaccia web della PCP.
Per un’impresa che partecipa a un affidamento, il CIG è soprattutto un dato da controllare con attenzione. Deve essere coerente nel bando o nella richiesta di offerta, nel contratto, nei documenti contabili e, quando prevista, nella fideiussione. Un codice errato o riferito a un lotto diverso può creare disallineamenti amministrativi, richieste di rettifica e ritardi nella gestione della pratica.
Il CIG in pochi secondi
È obbligatorio per tutti i contratti di appalto e di concessione, compresi gli affidamenti diretti e indipendentemente dall’importo. Gli acquisti sotto 5.000 euro restano soggetti alla digitalizzazione. Fanno eccezione, tra gli altri casi, gli acquisti giornalieri inferiori a 1.500 euro che siano effettivamente qualificabili come spese economali. Il codice può essere verificato nella Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici.
Che cos’è il CIG e quale funzione svolge
Il CIG è uno degli elementi che permettono di seguire un contratto pubblico lungo le sue diverse fasi. Non è una semplice etichetta riportata sul bando: consente di collegare la procedura ai dati trasmessi alla Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici e agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari previsti dalla legge 13 agosto 2010, n. 136.
Nell’attuale ecosistema digitale, i dati vengono gestiti attraverso le piattaforme di approvvigionamento digitale certificate e i servizi della PCP. La BDNCP raccoglie le informazioni relative al ciclo di vita del contratto; il FVOE supporta le verifiche sui requisiti degli operatori economici; la pubblicità legale degli atti viene alimentata dai dati comunicati dalle piattaforme.
A cosa serve concretamente
- identificare la procedura e, quando previsto, il singolo lotto;
- collegare i dati di programmazione, affidamento ed esecuzione trasmessi alla BDNCP;
- assicurare la tracciabilità dei pagamenti connessi al contratto pubblico;
- permettere a stazione appaltante, operatori e soggetti interessati di verificare i dati pubblici della procedura;
- ridurre il rischio che documenti, pagamenti o garanzie vengano attribuiti a un affidamento diverso.
Il codice, però, non sostituisce il bando, il disciplinare, la decisione a contrarre o il contratto. Per comprendere obblighi, importi, durata e garanzie richieste occorre sempre leggere la documentazione della specifica procedura.
Differenza tra CIG e CUP
CIG e CUP possono comparire negli stessi documenti, ma rispondono a funzioni differenti. Il CIG identifica il contratto o la procedura di affidamento ai fini del monitoraggio e della tracciabilità. Il CUP, Codice Unico di Progetto, identifica invece un progetto di investimento pubblico. Un progetto può generare più affidamenti e, quindi, più CIG collegati allo stesso CUP. Non tutti i contratti richiedono necessariamente un CUP, mentre il CIG è richiesto nei casi individuati dalla disciplina dei contratti pubblici e della tracciabilità.
Quando serve il CIG
ANAC chiarisce che il CIG deve essere acquisito per tutti i contratti di appalto o di concessione, nei settori ordinari e speciali, compresi gli affidamenti diretti e indipendentemente dall’importo. La regola riguarda quindi lavori, servizi e forniture e non dipende dal fatto che la stazione appaltante utilizzi una procedura competitiva o scelga l’affidamento diretto consentito dal Codice.
Chi acquisisce il CIG e quale ruolo ha l’impresa
L’acquisizione del CIG è un adempimento della stazione appaltante. Il codice viene generato nel flusso digitale gestito dal RUP o dal responsabile della fase abilitato, non dall’impresa che presenta l’offerta e neppure dal garante chiamato a emettere la fideiussione. L’operatore economico deve ricevere il codice dagli atti ufficiali della procedura, dalle comunicazioni della piattaforma o dalla stazione appaltante.
Questa distinzione è operativamente importante. Se il CIG manca, appare incompleto o non coincide tra bando, disciplinare, contratto e richiesta di garanzia, l’impresa non deve “crearne” uno, scegliere autonomamente il risultato più simile nella banca dati o correggere i documenti sulla base di una supposizione. Deve chiedere alla stazione appaltante una conferma scritta e utilizzare il dato ufficialmente comunicato.
Per la richiesta di una fideiussione, il CIG è quindi un dato documentale: consente di associare la garanzia alla procedura corretta, ma non sostituisce il disciplinare, lo schema richiesto, l’importo garantito, la durata e le clausole previste dalla gara.
Affidamenti diretti e importi inferiori a 5.000 euro
L’importo ridotto non elimina l’obbligo di digitalizzazione. Anche gli acquisti inferiori a 5.000 euro devono essere gestiti secondo il nuovo sistema digitale. La via ordinaria rimane l’utilizzo di una PAD certificata. La pagina ANAC dedicata alla PCP, aggiornata il 29 settembre 2025, conferma inoltre la possibilità di utilizzare l’interfaccia web PCP per gli affidamenti diretti inferiori a 5.000 euro e per alcune fattispecie di contratti esclusi o soggetti alla sola tracciabilità, nei casi di impossibilità o difficoltà di ricorso alle PAD.
Questo passaggio è importante perché nei vecchi contenuti online si trova ancora spesso l’indicazione secondo cui, sotto determinate soglie, sarebbe sufficiente richiedere uno “Smart CIG”. Per gli affidamenti avviati nel regime digitale attuale, quella rappresentazione non è più corretta.
Spese economali: la soglia non basta da sola
Gli acquisti giornalieri inferiori a 1.500 euro non richiedono il CIG soltanto quando sono effettivamente qualificabili come spese economali. Non è quindi corretto trattare ogni spesa sotto tale importo come automaticamente esclusa. La natura della spesa, il regolamento economale dell’ente e il collegamento con un contratto pubblico devono essere valutati prima di applicare l’esenzione.
Contratti esclusi e casi di sola tracciabilità
Per le fattispecie estranee o escluse dall’applicazione del Codice non esiste una regola unica ricavabile soltanto dal nome del rapporto. La Delibera ANAC n. 584/2023 disciplina gli obblighi di acquisizione del CIG per i contratti esclusi; la Delibera n. 585/2023 aggiorna le linee guida sulla tracciabilità dei flussi finanziari. In alcune situazioni il CIG resta necessario perché vi è movimentazione di denaro pubblico collegata a lavori, servizi o forniture, anche se non si applica l’intero Codice dei contratti.
Regola prudenziale
Quando il rapporto non rientra chiaramente in un appalto o in una concessione ordinaria, non utilizzare elenchi generici trovati online. La stazione appaltante deve qualificare la fattispecie e verificare le delibere ANAC applicabili.
Quattro controlli prima di concludere che il CIG non serve
- Verificare la natura del rapporto: se si tratta di un contratto di appalto o di concessione, il CIG è richiesto anche in caso di affidamento diretto.
- Non utilizzare il solo importo come criterio: una spesa inferiore a 5.000 euro resta soggetta alla digitalizzazione e non diventa automaticamente una spesa economale.
- Accertare che l’acquisto sia davvero qualificato come spesa economale dal regolamento e dalla gestione dell’ente; la soglia di 1.500 euro, da sola, non basta.
- Per contratti esclusi, fattispecie particolari o casi di sola tracciabilità, verificare la qualificazione adottata dalla stazione appaltante e le delibere ANAC applicabili.
Questa sequenza evita due errori opposti: omettere il CIG quando è necessario oppure richiederlo in modo meccanico senza aver qualificato correttamente il rapporto. Nei casi dubbi la decisione non spetta al fornitore o al garante, ma alla stazione appaltante nell’ambito del procedimento amministrativo.
Come si richiede il CIG oggi
Il CIG viene acquisito dalla stazione appaltante nell’ambito del flusso digitale della procedura. Non è l’operatore economico partecipante a generarlo. Le funzioni della PCP richiedono il profilo di Responsabile Unico del Progetto o di Responsabile di fase, associato alla stazione appaltante.
Procedura ordinaria attraverso una PAD certificata
- la stazione appaltante individua la piattaforma di approvvigionamento digitale certificata da utilizzare;
- il RUP o il responsabile della fase apre la procedura e inserisce i dati richiesti;
- la PAD comunica in interoperabilità con i servizi della PCP attraverso la Piattaforma Digitale Nazionale Dati;
- il sistema attribuisce il CIG e collega la procedura ai servizi della BDNCP;
- le fasi successive vengono gestite e comunicate attraverso la piattaforma secondo le schede previste per il tipo di affidamento.
Per gli affidamenti avviati dal 1° gennaio 2024, ANAC precisa che non è più necessario il “perfezionamento” del CIG previsto dal precedente sistema. I dati inseriti e trasmessi dalla piattaforma assumono quindi un rilievo immediato: gli errori devono essere gestiti con le funzioni e le procedure di correzione previste, non con modifiche informali ai documenti già pubblicati.
Dati che devono essere coerenti già in fase di acquisizione
Le schermate e i campi richiesti possono cambiare in base alla piattaforma e al tipo di procedura, ma il flusso deve rappresentare in modo coerente gli elementi essenziali dell’affidamento. Tra questi rientrano normalmente la stazione appaltante, il responsabile della fase, l’oggetto del contratto, la procedura scelta, l’importo, l’eventuale suddivisione in lotti, il settore, le date e, quando previsto, il CUP.
Un errore iniziale può propagarsi nei documenti collegati e rendere più difficile la verifica successiva. Per questo il controllo non deve limitarsi ai dieci caratteri del codice: occorre verificare che il CIG conduca proprio alla procedura, al lotto e al beneficiario indicati negli atti. L’operatore economico non accede alla piattaforma per correggere i dati della stazione appaltante, ma può intercettare un’incongruenza prima che venga riportata nell’offerta, nella fattura o nella garanzia.
Quando può essere utilizzata l’interfaccia web PCP
La PCP non sostituisce in via generale le piattaforme certificate, ma ANAC rende disponibili alcune funzioni attraverso la propria interfaccia web. Tra i casi attualmente indicati rientrano gli affidamenti diretti inferiori a 5.000 euro, determinate fattispecie di contratti esclusi e i casi di sola tracciabilità, quando la stazione appaltante incontra impossibilità o difficoltà nell’utilizzo di una PAD. Le funzionalità disponibili possono essere aggiornate: per questo la pagina e il manuale PCP devono essere controllati al momento dell’avvio della procedura.
Cosa cambia per l’operatore economico
La digitalizzazione modifica soprattutto il modo in cui la stazione appaltante apre e alimenta la procedura. Per l’impresa restano centrali quattro attività: leggere gli atti pubblicati sulla piattaforma indicata, utilizzare il CIG comunicato per il lotto corretto, conservare le comunicazioni ufficiali e segnalare tempestivamente le incongruenze. Il passaggio a PAD e PCP non autorizza l’operatore a ricostruire il codice da solo né a considerare prevalente un dato trovato su un documento non aggiornato.
Quando la procedura richiede una fideiussione, il controllo deve avvenire prima dell’emissione. Correggere una garanzia già firmata o riemetterla a ridosso della scadenza può rallentare la presentazione della domanda; prevenire l’errore è più semplice che sanarlo dopo.
SIMOG e SmartCIG: cosa resta valido
SIMOG e SmartCIG appartengono al sistema precedente alla piena digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti. Dal 1° gennaio 2024 il nuovo regime ha sostituito quello previgente per le procedure avviate nel sistema digitale. SIMOG può ancora essere rilevante per la gestione di CIG acquisiti nel periodo precedente o transitorio, mentre il servizio SmartCIG resta consultabile per i codici generati entro il 31 dicembre 2023.
Non è quindi corretto indicare SIMOG come il canale ordinario con cui oggi si richiede un nuovo CIG. È altrettanto fuorviante presentare lo Smart CIG come una tipologia corrente riservata, in modo generale, agli affidamenti sotto 40.000 euro. Per una nuova procedura occorre seguire il flusso previsto dalla PAD o, nei casi ammessi, dall’interfaccia web PCP.
CIG, lotti e accordi quadro
Nelle gare suddivise in lotti, la documentazione e la piattaforma distinguono i dati riferiti ai diversi lotti. L’impresa deve utilizzare il CIG associato al lotto per cui presenta offerta o per il quale viene stipulato il contratto. Nei contratti attuativi di accordi quadro o convenzioni possono essere previsti codici collegati alla procedura a monte e al singolo affidamento a valle, secondo il flusso configurato nella piattaforma.
Per evitare errori non è sufficiente individuare un CIG riferito alla stessa gara: occorre verificare che il codice corrisponda esattamente al lotto, al contratto attuativo e alla stazione appaltante indicati nei documenti che devono essere firmati o garantiti.
Quattro esempi operativi
Affidamento diretto da 3.000 euro: L’importo è inferiore a 5.000 euro, ma l’acquisto resta soggetto alla digitalizzazione. La stazione appaltante acquisisce il CIG mediante la PAD o, nei casi indicati da ANAC, tramite l’interfaccia web PCP. L’impresa utilizza il codice ricevuto negli atti e nei documenti richiesti.
Acquisto giornaliero da 120 euro: Non è sufficiente guardare la cifra. L’assenza del CIG è giustificata soltanto se l’operazione è effettivamente una spesa economale secondo la disciplina e il regolamento applicabili all’ente.
Gara suddivisa in tre lotti: La presenza di un unico oggetto generale non rende intercambiabili i codici. L’impresa deve usare il CIG del lotto per cui presenta offerta o stipula il contratto e controllare che lo stesso lotto sia indicato nella fideiussione.
CIG diverso tra disciplinare e schema di garanzia: Non si sceglie autonomamente quale documento sia corretto. Prima dell’emissione della fideiussione occorre chiedere alla stazione appaltante una conferma scritta e utilizzare il dato ufficialmente rettificato o chiarito.
Come verificare un CIG nella BDNCP
ANAC mette a disposizione una pagina pubblica di dettaglio del CIG nella Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici. Il collegamento segue questo formato:
Apri la pagina pubblica di dettaglio CIG nella BDNCP
Per eseguire la verifica, sostituire XXXXXXXXXX con il codice di dieci caratteri. La disponibilità e il livello di dettaglio dei dati dipendono dallo stato della procedura e dalle informazioni trasmesse dalla stazione appaltante.
Verifica passo per passo
- Copiare il CIG da un atto ufficiale, evitando trascrizioni da messaggi informali o documenti non identificabili.
- Controllare che il codice contenga dieci caratteri e inserirlo nel collegamento pubblico della BDNCP.
- Confrontare la stazione appaltante con il beneficiario indicato nel bando, nel contratto o nello schema di garanzia.
- Verificare oggetto, lotto e dati disponibili della procedura, senza assumere che due affidamenti con descrizioni simili siano lo stesso contratto.
- Confrontare il risultato con il documento che si deve emettere: offerta, fattura, fideiussione, contratto o altro atto.
- Se emerge una discordanza, sospendere la compilazione e chiedere conferma scritta alla stazione appaltante.
La consultazione pubblica è un controllo utile, ma non sostituisce gli atti ufficiali né consente all’impresa di rettificare i dati pubblicati. Se una procedura è appena stata avviata, alcune informazioni possono non essere ancora complete; il dato da utilizzare deve comunque essere confermato dalla stazione appaltante.
Quali dati controllare
- corrispondenza del CIG con quello indicato nel bando, nella lettera di invito o nella richiesta di offerta;
- denominazione e codice fiscale della stazione appaltante;
- oggetto dell’affidamento e descrizione del lotto;
- importo e settore della procedura, tenendo conto che i dati possono essere aggiornati attraverso gli atti previsti;
- stato della procedura e date disponibili;
- eventuale CUP associato;
- coerenza tra il CIG verificato e quello riportato nel contratto, nella fattura o nella garanzia.
Cosa fare se il CIG non coincide
L’operatore economico non deve sostituire autonomamente il codice sulla base di una ricerca per parole chiave. Deve segnalare l’incongruenza alla stazione appaltante e chiedere conferma scritta del dato corretto. Se l’errore riguarda informazioni già trasmesse o pubblicate, la correzione deve seguire le procedure amministrative e le funzioni previste dalla piattaforma. ANAC chiarisce che i dati pubblicati non possono essere rettificati informalmente quando la modifica incide sugli atti della procedura.
Dove va indicato il CIG
Il CIG accompagna i principali documenti e i flussi finanziari del contratto pubblico. La legge sulla tracciabilità richiede che il codice sia utilizzato nei pagamenti collegati alla commessa. Bando, decisione a contrarre, contratto, ordini, stati di avanzamento, fatture e altri documenti possono prevederne l’indicazione in base alla fase e alle regole applicabili.
Il CIG lungo il ciclo di vita del contratto
Programmazione e avvio: Collega l’affidamento ai dati trasmessi nel sistema digitale e agli atti iniziali della procedura.
Selezione e affidamento: Identifica la procedura o il lotto negli atti di gara, nelle comunicazioni e nell’aggiudicazione.
Stipula e garanzie: Permette di associare contratto, garanzia definitiva o garanzia per anticipazione all’affidamento corretto.
Esecuzione e pagamenti: Accompagna ordini, stati di avanzamento, fatture e flussi finanziari quando richiesto dalla disciplina applicabile.
Chiusura e controlli: Resta il riferimento per consultazione, monitoraggio e ricostruzione dei dati pubblici del contratto.
CIG nella fattura elettronica
Nella fatturazione verso la Pubblica Amministrazione il CIG deve essere riportato quando richiesto dalla disciplina di tracciabilità e dalla documentazione contrattuale, utilizzando i dati strutturati previsti dal tracciato della fattura. È però scorretto affermare in modo generalizzato che l’assenza o l’errore del CIG provochi sempre e automaticamente lo scarto tecnico da parte del Sistema di Interscambio. Le conseguenze dipendono dai controlli del tracciato, dalle regole dell’ente destinatario e dal processo amministrativo di liquidazione. In concreto, un CIG mancante o incoerente può impedire la corretta associazione della fattura al contratto e determinare rifiuto amministrativo, richiesta di correzione o ritardi nel pagamento.
CIG nella fideiussione
Quando il bando, il disciplinare o lo schema di garanzia richiedono il CIG, il codice deve essere riprodotto esattamente nella fideiussione. La stessa attenzione vale per denominazione del beneficiario, oggetto, importo, durata, lotto e riferimenti alla procedura. Un dato incoerente può rendere necessario correggere o riemettere la garanzia prima della scadenza per la presentazione.
Per approfondire le diverse garanzie collegate agli appalti pubblici, consulta le pagine dedicate alla garanzia provvisoria, alla garanzia definitiva e alla fideiussione per anticipazione.
Controlli prima della firma della garanzia
Prima di firmare o far emettere una fideiussione collegata a un appalto, il CIG deve essere verificato insieme agli altri elementi che identificano la procedura. Un controllo isolato del codice non è sufficiente, perché la garanzia deve risultare coerente nel suo complesso con il disciplinare e con lo schema richiesto.
- Confrontare il CIG riportato nel bando, nel disciplinare, nella lettera di invito e nell’eventuale modello di garanzia.
- Verificare che il codice riguardi il lotto effettivamente partecipato e non un altro lotto della stessa gara.
- Controllare la denominazione esatta del beneficiario e la sua corrispondenza con la stazione appaltante indicata negli atti.
- Confrontare importo garantito, percentuale o criterio di calcolo, durata, decorrenza e condizioni di svincolo con la documentazione ufficiale.
- Accertare che eventuali chiarimenti o rettifiche pubblicati dopo il bando siano stati recepiti nella richiesta di emissione.
- In presenza di una discordanza, ottenere una conferma scritta prima di modificare il testo o procedere alla firma.
Questi controlli riducono il rischio di dover correggere o riemettere la polizza a ridosso della scadenza. Non permettono però di sostituire una valutazione puntuale dello schema di garanzia: clausole, rinunce, modalità di escussione e durata devono essere esaminate in relazione alla specifica procedura. La funzione del CIG è identificativa e di collegamento; non determina da solo il contenuto giuridico della fideiussione. La verifica va completata con sufficiente anticipo rispetto al termine di presentazione, evitando correzioni dell’ultimo momento.
Documenti da predisporre per richiedere la fideiussione
Il solo CIG non consente di determinare quale garanzia serva né di predisporre correttamente la pratica. Per evitare richieste integrative e ridurre i tempi di valutazione è opportuno trasmettere un fascicolo coerente con la fase dell’appalto.
- bando, lettera di invito, richiesta di offerta o altro atto che identifica la procedura;
- disciplinare e, se disponibile, schema o modello di fideiussione imposto dalla stazione appaltante;
- CIG del lotto interessato ed eventuale CUP, riportati separatamente;
- denominazione completa e codice fiscale del beneficiario;
- importo da garantire, durata richiesta e termine entro cui la garanzia deve essere presentata;
- dati dell’operatore economico e documentazione economico-finanziaria richiesta per l’istruttoria;
- eventuali chiarimenti, rettifiche o comunicazioni ufficiali che modificano i dati originari della gara.
La verifica preventiva serve a evitare che una garanzia formalmente corretta venga riferita alla procedura sbagliata o contenga importo, durata e beneficiario non coerenti con gli atti. In presenza di discrepanze, la pratica deve essere sospesa finché la stazione appaltante non chiarisce il dato ufficiale.
Errori frequenti da evitare
Usare SIMOG come procedura ordinaria per un nuovo affidamento: Per le procedure attuali si opera tramite PAD e servizi PCP, salvo i casi specifici gestiti dall’interfaccia web ANAC.
Ritenere che sotto 5.000 euro non serva il CIG: Gli acquisti sotto 5.000 euro sono soggetti alla digitalizzazione; l’eccezione riguarda le vere spese economali sotto 1.500 euro e altre fattispecie specificamente disciplinate.
Confondere CIG e CUP: Il primo identifica il contratto o la procedura; il secondo il progetto di investimento pubblico.
Utilizzare il CIG di un lotto diverso: Nelle gare multilotto occorre controllare l’esatta corrispondenza tra codice, lotto e contratto.
Copiare il codice da un documento non aggiornato: Il controllo va effettuato sulla documentazione ufficiale e, quando possibile, nella BDNCP.
Correggere il dato senza conferma della stazione appaltante: Le incongruenze devono essere segnalate e rettificate secondo il procedimento previsto.
Inviare la fideiussione senza confronto con disciplinare e schema: CIG, beneficiario, importo, durata e clausole devono coincidere con le richieste di gara.
Checklist operativa prima di usare il CIG
- ☐ Ho ricevuto il CIG dalla stazione appaltante o l’ho ricavato da un documento ufficiale della procedura.
- ☐ Ho verificato che sia composto da dieci caratteri e che non contenga errori di trascrizione.
- ☐ Ho controllato nella BDNCP stazione appaltante, oggetto e lotto.
- ☐ Ho verificato la differenza tra CIG e CUP e li ho riportati nei campi corretti.
- ☐ Ho confrontato il codice con bando, disciplinare, lettera di invito o contratto.
- ☐ Per la fattura, ho seguito le indicazioni dell’ordine e dell’amministrazione destinataria.
- ☐ Per la fideiussione, ho controllato CIG, beneficiario, importo, durata, lotto e schema richiesto.
- ☐ In caso di incongruenza, ho chiesto conferma scritta alla stazione appaltante prima di modificare i documenti.
Devi presentare una fideiussione per una gara o un contratto pubblico?
Per valutare correttamente la richiesta servono almeno il bando o la lettera di invito, il disciplinare o lo schema di garanzia, il CIG, il beneficiario, l’importo e la durata. Invia la documentazione disponibile: sarà possibile verificare il tipo di garanzia richiesto e predisporre una richiesta di preventivo coerente con gli atti della procedura.
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Domande frequenti sul CIG
Il CIG è obbligatorio anche per un affidamento diretto?
Sì. ANAC indica che il CIG è necessario per tutti i contratti di appalto o concessione, compresi gli affidamenti diretti e indipendentemente dall’importo.
Serve il CIG per un acquisto inferiore a 5.000 euro?
Sì, gli acquisti inferiori a 5.000 euro restano soggetti alla digitalizzazione. Per gli affidamenti diretti sotto questa soglia ANAC consente anche l’uso dell’interfaccia web PCP nei casi e alle condizioni indicate dall’Autorità.
Quando una spesa sotto 1.500 euro è senza CIG?
Solo quando l’acquisto giornaliero è effettivamente qualificabile come spesa economale. Il solo importo non è sufficiente a escludere l’obbligo.
Chi richiede il CIG?
La stazione appaltante, tramite il RUP o il responsabile di fase abilitato, nell’ambito della PAD certificata o delle funzioni PCP ammesse. L’operatore economico non genera autonomamente il codice.
Dove si verifica il CIG?
Nel dettaglio pubblico della BDNCP, usando il collegamento ANAC e sostituendo le dieci X finali con il codice da controllare.
SIMOG e SmartCIG si usano ancora?
Rimangono rilevanti soprattutto per codici e procedure del precedente sistema. Per i nuovi affidamenti il canale ordinario è la PAD certificata, con eventuale utilizzo dell’interfaccia PCP nei casi previsti.
CIG e CUP sono la stessa cosa?
No. Il CIG identifica il contratto o la procedura; il CUP identifica il progetto di investimento pubblico. Possono essere presenti entrambi e devono essere riportati nei campi corretti.
Un CIG errato rende sempre nulla la fideiussione?
Non si può dare una risposta automatica valida per ogni testo. Un codice incoerente deve comunque essere corretto prima della presentazione, perché può impedire l’esatta associazione della garanzia alla procedura o al lotto.
L’assenza del CIG fa sempre scartare la fattura elettronica?
No, non è corretto affermarlo in modo generale. Può però impedire l’associazione amministrativa al contratto e causare rifiuto, richiesta di correzione o ritardi nel pagamento, in base alle regole applicabili e ai controlli dell’ente destinatario.
